Interrogazione, sostenere imprenditoria giovanile ed accesso al bene Terra

BERTUZZI - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell’economia e delle finanze - Premesso che:

le profonde trasformazioni economiche e sociali degli ultimi decenni e la rapida evoluzione dei bisogni di cittadini e consumatori hanno arricchito di nuovi contenuti le aspettative della società nei confronti del settore agroalimentare;

la tradizionale funzione economico-produttiva dell’agricoltura rimane primaria ma, per essere svolta al meglio, deve essere posta nelle condizioni di incentivare la crescita imprenditoriale, in particolare femminile e giovanile, sostenere nuove professioni, concepire moderni e sostenibili spazi di sviluppo, valorizzare il lavoro all’interno di rigorose logiche di legalità e dignità delle persone;

è fondamentale puntare sul valore pubblico del “bene” agricoltura, potenziale settore traino della crescita economica del Paese, di modo che questo possa giovarsi dell’apporto determinante di imprese agricole condotte da soggetti giovani e generalmente più predisposti all’innovazione;

anche prima dell’attuale crisi economica globale, l’accesso al bene terra è stato il primario e più difficoltoso sbarramento al ricambio generazionale in agricoltura;

è pertanto necessario dar voce alle richieste avanzate ormai da tempo dalle associazioni di giovani imprenditori agricoli, predisponendo una serie di norme volte a facilitare l’accesso al credito e l’acquisto dei terreni e a tutelare il buon esito dei passaggi di proprietà;

considerato che:

per favorire il ricambio generazionale e, in particolare, promuovere e valorizzare l’imprenditoria giovanile nel settore agricolo e il primo insediamento dei giovani agricoltori, la legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007), all’articolo 1, commi 1068 e 1069, ha istituito il Fondo per lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile, con dotazione finanziaria di 10 milioni di euro per il quinquennio 2007-2011, esteso al comparto ittico dall’articolo 2, comma 120, della legge 29 novembre 2007, n. 224 del 2007 (legge finanziaria per il 2008);

a partire dall’anno 2009, il Fondo è stato ridotto nella dotazione di 5 milioni di euro annui dall’articolo 60 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;

nel giugno 2009, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali pro tempore, Luca Zaia, annunciava, con numerose dichiarazioni di stampa, il progetto denominato «Rinascimento verde», per cui si prevedeva l’assegnazione a giovani agricoltori di terre demaniali a vocazione agricola, stimate in 10.000 ettari, con bando pubblico a progetto, a partire da un censimento delle stesse;

in seguito, la proposta si è solo parzialmente realizzata con l’articolo 4-quinquies, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, secondo cui l’Agenzia del demanio, d’intesa con il Ministero delle politiche agricole, aveva il compito di individuare i beni liberi di proprietà dello Stato aventi destinazione agricola, non utilizzabili per altri fini istituzionali, per favorire il ricambio generazionale e lo sviluppo dell’imprenditorialità agricola giovanile, anche attraverso interventi di ricomposizione fondiaria;

Zaia ha lasciato l’incarico di Ministro per divenire Governatore del Veneto ed il progetto «Rinascimento verde» è rimasto lettera morta;

in data 13 ottobre 2010 è stato presentato dall’interrogante l’atto di sindacato 3-01638, volto all’acquisizione di maggiori informazioni circa lo stato di attivazione del progetto «Rinascimento verde», in particolare con riferimento all’effettuazione delle attività censuarie delle terre demaniali e dei bandi per l’assegnazione delle risorse;

rilevato che:

la situazione non muta fino all’approvazione della legge 12 novembre 2011, n. 183 (legge di stabilità per il 2012), il cui articolo 7 prevede che entro tre mesi vengano individuati dal Ministero delle politiche agricole, d’intesa con il Ministero dell’economia e delle finanze, i terreni da alienare;

solo con il cambio di Governo si hanno le accelerazioni maggiori in materia di imprenditoria giovanile nel settore agricolo. Il primo provvedimento del nuovo Esecutivo, infatti, approva il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 (cosiddetto decreto salva Italia), che contiene norme volte ad agevolare, rispetto a quanto già previsto dalla legge di stabilità, la vendita di terreni agricoli di proprietà dello Stato o di altri enti pubblici anche territoriali (Regioni o Comuni);

successivamente, è stato approvato il decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27 (cosiddetto decreto cresci Italia), che introduce, all’articolo 66, una nuova disciplina per la dismissione di terreni demaniali agricoli e a vocazione agricola;

in particolare, al comma 1 dell’articolo 66 del decreto-legge n. 1 del 2012 si prevede che “Entro il 30 giugno di ogni anno, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, con decreto di natura non regolamentare da adottare di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, anche sulla base dei dati forniti dall’Agenzia del demanio nonché su segnalazione dei soggetti interessati, individua i terreni agricoli e a vocazione agricola, non utilizzabili per altre finalità istituzionali, di proprietà dello Stato non ricompresi negli elenchi predisposti ai sensi del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85, nonché di proprietà degli enti pubblici nazionali, da locare o alienare”,

si chiede di sapere:

se e come i Ministri in indirizzo intendano procedere al fine di assicurare il rispetto della scadenza del prossimo 30 giugno per la stesura del decreto di natura non regolamentare di cui all’articolo 66, comma 1, del decreto-legge n. 1 del 2012, a partire dal quale potrà avere inizio la cessione delle terre pubbliche, misura da tempo attesa e che offre positive opportunità al sistema delle imprese agricole italiane;

se, conseguentemente, ritengano di acquisire dalle associazioni dei giovani agricoltori, che già si ritrovano insieme nell’Osservatorio per l’imprenditorialità giovanile in agricoltura, informazioni per la parte specifica di competenza, anche al fine di poter esprimere un’opinione ed offrire un contributo di merito.

Incontro-Audizione: EMERGENZA IMPRESE

La Sen. Maria Teresa Bertuzzi
con la partecipazione del Segretario provinciale PD Paolo Calvano
invita ad un:

INCONTRO AUDIZIONE
EMERGENZA IMPRESE: TRA RITARDATI PAGAMENTI E DIFFICOLTA’ DI ACCESSO AL CREDITO

VENERDI’ 18 MAGGIO ALLE ORE 16.00
HOTEL FERRARA
LARGO CASTELLO 36 FERRARA

parteciperanno i Senatori PD:

ANNA RITA FIORONI – COMMISSIONE INDUSTRIA
GIAN CARLO SANGALLI - COMMISSIONE INDUSTRIA
GIULIANO BARBOLINI – CAPOGRUPPO PD COMMISSIONE FINANZE

 Scarica l’invito cliccando QUI

“Le imprese non ce la fanno più, la situazione in cui si trovano è gravissima. Non è pensabile che possano reggere ancora a lungo, con pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni in perenne ritardo e difficoltà enormi sul versante dell’accesso al credito bancario” ad affermarlo è la Senatrice Maria Teresa Bertuzzi, che ha organizzato per venerdì 18 maggio alle ore 16.00 presso l’Hotel Ferrara, un incontro-audizione sul tema: “Emergenza Imprese”.

All’iniziativa parteciperanno oltre alla Senatrice ed al Segretario provinciale Paolo Calvano, i Senatori del PD della Commissione Finanze e della Commissione Industria Giuliano Barbolini, Anna Rita Fioroni e Gian Carlo Sangalli.

Agenda lunedì 7 maggio

Assemblea Pubblica, Coccanile: Riforma del Lavoro e articolo 18
ore 21:00
Presso: Vecchia Osteria, Coccanile

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Incontro CNA Ferrara con i Parlamentari, situazione economica e recenti disposizioni in materia energetica
ore 15:00
Presso: CNA Ferrara


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10° Giornata dell’Economia
Presso: Camera di Commercio Ferrara

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Interrogazione, Crisi del comparto ittico e tutela dei pescatori di Porto Garibaldi

Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Premesso che:

il comparto ittico, com’è noto, si trova in una situazione di profonda crisi strutturale a causa sia del progressivo aumento del gasolio, sia del pescato sempre più scarso, che ancora di alcune direttive comunitarie in materia fiscale e tributaria, che spesso si caratterizzano per decisioni restrittive e penalizzanti per i pescatori;

anche presso la marineria di Porto Garibaldi (Ferrara), tra le più importanti dell’Adriatico, le imprese di pescatori si trovano in grave difficoltà, con il rischio della perdita di molti posti di lavoro;

in un tale contesto, è necessario difendere una risorsa come la pesca, fondamentale per il territorio, non solo attraverso finanziamenti per migliorare imbarcazioni e infrastrutture, ma anche prestando assistenza al lavoro dei pescatori, visto che il futuro sarà sempre meno di quelli che gettano le reti e sempre di più dei pescatori che avranno il loro appezzamento in mare da “coltivare”;

in tal senso, tale situazione di gravità è resa per i pescatori di Porto Garibaldi ancor più difficile a causa della graduale sottrazione di tratti di mare ove poter esercitare la pesca, in ragione della presenza dell’area interdetta alla navigazione ed alla pesca per la presenza del poligono di tiro Echo 346;

il poligono di tiro a mare, che si trova nella zona di Casal Borsetti, nel ravennate, ostacola l’attività dei pescatori, creando danni ad un settore fondamentale per l’economia di Comacchio, che impiega circa 1.000 persone e che già da tempo sta vivendo gravi difficoltà;

sebbene ormai molti poligoni a mare siano stati dismessi, quello di Casal Borsetti è ancora mantenuto ed è situato in una zona di notevolissimo pregio ambientale e naturalistico, tutelata da numerose convenzioni internazionali e dal parco del delta del Po;

il parco è stato istituito nel 1988 con apposita legge regionale e ne risultano enti consorziati le Province di Ferrara e Ravenna, oltre a nove Comuni che hanno aree o sono collocati all’interno del parco (Comacchio, Argenta, Ostellato, Goro, Mesola, Codigoro, Ravenna, Alfonsine, Cervia);

il poligono di tiro di Casal Borsetti, oltre a trovarsi all’interno del parco del delta del Po, una zona tra le più importanti del nord Adriatico dal punto di vista della pesca e dell’ambiente naturale, da un punto di vista militare pare non avere più alcuna ragione di essere;

considerato che:

i pescherecci che escono da Porto Garibaldi, per raggiungere le zone di pesca a sud-sud est, sono costretti a circumnavigare un’ampia area riservata al poligono di tiro di Echo 346, che si estende per 12 miglia marine e nella quale è interdetta la navigazione;

di conseguenza, al fine di rimanere al di fuori dello spazio di mare precluso a navigazione e pesca, i pescherecci sono costretti ad effettuare un giro più ampio che, per forza di cose, richiede maggiore impiego di tempo e maggiori costi di esercizio, oltre ad un evidente pericolo per la salute e l’incolumità dei pescatori;

inoltre, la situazione creatasi in virtù della presenza del poligono di tiro Echo 346 appare parossistica e di grave pregiudizio alle ragioni del “lavoro”: nelle giornate di operatività della ordinanza della capitaneria di porto di Ravenna, in concomitanza con le esercitazioni di tiro, infatti, l’area interdetta alla navigazione preclude addirittura alle imbarcazioni di poter uscire dal porto, se non violando la predetta ordinanza;

tale situazione, aggravatasi recentemente a fronte della recrudescenza dei controlli da parte della capitaneria, ha condotto, nei giorni scorsi, i pescatori di Porto Garibaldi a manifestare contro le difficoltà sempre crescenti che incontrano nello svolgere il loro lavoro;

rilevato che:

la rumorosa e dannosa attività del poligono appare in contrasto con norme poste a tutela e salvaguardia dell’ambiente e dell’avifauna;

oltre al danno di natura ambientale ed all’economia della pesca, la presenza del poligono di tiro Echo 346, precludendo la navigazione nel tratto di mare antistante alla costa, genera danni alla economia turistica dei lidi ravennati e comacchiesi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e quali siano le sue valutazioni in merito alla situazione;

quali misure intenda assumere affinché sia garantita per il futuro piena tutela del diritto al lavoro dei pescatori della zona interessata;

se, conseguentemente, non ritenga necessario ed urgente assumere iniziative per la soppressione del poligono di tiro Echo 346, che risulta in palese contrasto con la destinazione di parco naturale del territorio circostante, e con le ragioni della pesca e del turismo.

“Riforma del Lavoro e Articolo 18″ Lunedì 7 Maggio

Lunedì 7 Maggio alle ore 20.30 presso l’Antica Osteria di Coccanile (Via Baroncini, 48) parteciperò all’incontro dal titolo ”Riforma del Lavoro e Articolo 18” organizzato dal Circolo PD di Coccanile-Cesta con:

Paolo Nerozzi – Senatore PD e Vicepresidente della commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro e “morti bianche”

Paolo Calvano – Segretario Provinciale PD Ferrara

Silvano Graffeo – Segretario PD Coccanile

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I miei appuntamenti – aprile 2012

25 Aprile: Raccontare il passato per capire il presente
Data: 25/04/2012
Presso: Museo “La Tratta” Copparo

 

 

 

 


Incontro su Imu e Agricoltura

26 aprile ore 20,30 Chivasso (Torino)

Imu agricola e nuove tecnologie – quale futuro per l’agricoltura?
27 aprile ore 20,30 Taggia (Imperia)

Assemblea Pubblica PD Coccanile, Riforma del Lavoro
Data: 07/05/2012 ore 21:00

Inaugurazione Sagra dell’Asparago di Mesola
Data: 25/04/2012 ore 10.30
Presso: Mesola (FE)

Convegno sul Ricambio Generazionale, Agia Emilia Romagna, 23 aprile 2012

Lunedì 23 aprile 2012, alle ore 9:30, presso la Sala Cavalcoli della Camera di Commercio di Ravenna, ho partecipato all’incontro “Ricambio Generazionale: trasferimento dell’attività imprenditoriale – costituzione di imprese innovative in agricoltura“. Il convegno è stato organizzato da Agia, l’associazione dei giovani imprenditori agricoli della Cia, Donne in Campo e agricoltori “senior” della Confederazione emiliano-romagnola.

La nostra lettera a L’Unità: Per amore della Democrazia non possiamo tacere

Di Maria Teresa Bertuzzi, Leana Pignedoli, Albertina Soliani – Senatrici PD
Per amore della democrazia non possiamo tacere. Il “rimborso elettorale” dei partiti, così come è avvenuto, è inaccettabile e il modo con il quale oggi viene affrontato dai partiti non ci piace. Siamo  in enorme ritardo. Dal 1993, abbiamo visto come sono andate le cose e dove siamo finiti. Una quantità eccessiva di risorse pubbliche ai partiti, sia ai vivi che ai morti, senza meccanismi di controllo. Così sono prosperati gli illeciti, in un contesto generale di corruzione del Paese e della vita pubblica, dove il denaro e il potere la fanno da padroni. Oggi, vi è un’aggravante che rende la questione insopportabile. La gravissima crisi economica e sociale, che impone sacrifici a tutti, non può consentire che i partiti e il Parlamento si tirino fuori. Chi impone scelte dure ai cittadini deve dare l’esempio. Con scelte radicali, che incidano su strutture e comportamenti. La proposta di riforma sul finanziamento pubblico ai partiti presentata da Alfano, Casini e Bersani nei giorni scorsi non è adeguata al momento. Un’impostazione di difesa dell’esistente, non tesa al vero cambiamento. Non basta proporre, in extremis, una legge sulla trasparenza. Occorre, da subito, ridurre i finanziamenti. Se la politica, i partiti, le istituzioni sono un baluardo da difendere in nome della democrazia è proprio in ragione di ciò che essi debbono profondamente cambiare. Troppo facile accusare l’antipolitica, è la politica buona che bisogna affermare con i fatti e i comportamenti. Di fronte alla nostra coscienza, di fronte a tutti i cittadini. Quei cittadini che sono i titolari della sovranità democratica e di cui l’articolo 49 della Costituzione afferma il «diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». Dobbiamo avere il coraggio di dire che oggi solo un filo sottilissimo lega i cittadini ai partiti, che la democrazia è a rischio, che quel filo va irrobustito immediatamente. Noi, partiti e Parlamento, dobbiamo fare il primo passo di un nuovo cammino. Nuove categorie morali, prima che politiche, si impongono a chi svolge funzioni pubbliche, sia come singoli, sia come associati. La chiarezza, la verità, la coerenza debbono essere alla base della vita pubblica. Un grande ricambio, un grande rigore, una grande visione per il futuro del Paese. La sfida è questa, non servono aggiustamenti, serve una grande riforma. Perché i partiti vivano e con essi la democrazia. Perché il futuro dell’Italia sia un futuro democratico.

 

 


Diritto di Cittadinanza per Mohamed Jalloul, Risposta del Governo

Di seguito, il Testo dell’interrogazione e la risposta fornita ieri dal Sottosegretario Ruperto

Ai Ministri dell’interno e della giustizia - Premesso che:

La legislazione italiana in materia di ottenimento della cittadinanza è storicamente ispirata al criterio dello ius sanguinis, conformemente ad una concezione etnico-culturale di nazione a lungo prevalente nella tradizione italiana;
La cittadinanza è lo strumento mediante il quale vengono conferiti all’individuo la capacità soggettiva nei confronti dello Stato in cui vive e, di conseguenza, attribuiti i diritti politici;
l’attribuzione della cittadinanza si pone altresì come risultato e ulteriore incentivo di un processo di integrazione che mira all’acquisizione di un’identità collettiva e sociale riconosciuta, nonché di un senso di appartenenza e di responsabilità nei confronti di un Paese;

considerato che:

su “La Sicilia” del 2 novembre 2006 è apparso un articolo di Giovanni Pluchino nel quale si racconta la storia di Mohamed Jelloul, nato in Libia ma di cittadinanza marocchina, arrivato in Italia nel 1994 all’età di 13 anni con la madre e i suoi due fratelli, per raggiungere il papà a sua volta immigrato in Sicilia;

la storia, confermata pure da Gian Antonio Stella nell’articolo dell’ultimo numero di “Sette” del “Corriere della Sera”, è stata resa nota dall’avvocato che assiste il ragazzo, Maria Grazia Criscione;
Mohamed Jalloul vive a Ragusa dove ha frequentato le scuole salesiane, prima di iscriversi all’istituto professionale, per conseguirvi il diploma di tornitore;
all’inizio del 1998 riceve la cartolina per passare la visita militare al distretto di Catania. Viene dichiarato abile e si presenta al Centro di addestramento reclute di Orvieto dove, dopo 40 giorni, fa il suo giuramento solenne di fedeltà alla patria;
successivamente, è destinato al reggimento Lancieri di Montebello, dove è benvoluto da commilitoni e superiori e consegue la patente di guida per i mezzi pesanti militari;
quando nel gennaio 2000 viene congedato, torna a Ragusa e nel 2001 presenta in prefettura la domanda per ottenere la cittadinanza italiana;
al momento dell’istanza, si fa presente che i 10 anni di residenza regolare per poter essere naturalizzato ed ottenere la cittadinanza italiana, previsti dall’articolo 9, comma 1, lettera f), della legge 5 febbraio 1992, n. 91, sarebbero scattati solo nel 2004;

il giovane marocchino, che ormai vive in Italia da quasi 20 anni, per 12 anni ha quindi dovuto rinnovare continuamente il permesso di soggiorno;
nonostante il Ministro della solidarietà sociale del Governo Prodi, Paolo Ferrero, sia intervenuto per chiedere che Mohamed Jalloul resti in Italia e ottenga la cittadinanza e, come sottolinea una nota, nel 2006 questa gli sia stata promessa ufficialmente, l’ultima richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno gli è stata negata e, fermato dalla polizia stradale per un normale controllo, oggi rischia l’espulsione;

rilevato che:

Mohamed Jalloul per la legge italiana risulta essere clandestino e non ha diritto al permesso di soggiorno, nonostante sia domiciliato in Italia da quasi 20 anni e abbia prestato il servizio militare;
per il suo avvocato, Maria Grazia Criscione, l’unica spiegazione possibile è che Mohamed, inserito nelle liste dell’anagrafe, sia stato iscritto a quelle elettorali da cui la leva, normalmente, attingeva i nomi dei giovani che dovevano fare il servizio militare;
sussistono i presupposti affinché Mohamed Jalloul acquisti lo status civitatis avendo il medesimo, così come richiesto dalla legge, una residenza stabile e continuativa nel nostro Paese da più di 10 anni, oltre ad aver prestato il servizio militare;
la richiesta di concessione della cittadinanza risale a quasi 6 anni fa, ma non si è ancora avuta alcuna risposta,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati in premessa e quali siano le loro valutazioni in merito alla situazione;

se ritengano di acquisire ulteriori informazioni circa l’inserimento del nome di uno straniero, al Comune di Ragusa, nelle liste elettorali, con conseguente chiamata alle armi;se e quali iniziative intendano assumere affinché errori come quelli segnalati in premessa non abbiano più a ripetersi;quale sia lo stato dell’istanza di cittadinanza di Mohamed Jalloul, che cosa osti al suo favorevole accoglimento e che cosa ne abbia impedito finora l’evasione;se e quali provvedimenti intendano adottare per abbreviare il lunghissimo iter di concessione della cittadinanza italiana, la cui durata oggi è di fatto triplicata rispetto a quanto indicato dalla legge;quali iniziative urgenti intendano porre in essere al fine di semplificare la procedura di concessione della cittadinanza a tutti quegli individui che si trovano nelle condizioni di Mohamed Jalloul.

Risposta del Sottosegretario

RUPERTO: sottosegretario di Stato per l’interno. Signor Presidente, signori senatori, con l’interrogazione n. 2626 si chiedono notizie in merito alla concessione della cittadinanza a favore del cittadino marocchino Jelloul Mohamed. È opportuno in primo luogo precisare che il signor Jelloul ha goduto, sin dal 1995, di autorizzazione al soggiorno, inizialmente per “motivi familiari” (poiché figlio minore di stranieri regolarmente soggiornanti in Italia) e successivamente per “motivi di lavoro subordinato”, fino al 30 giugno 2006.

Successivamente gli è stato rilasciato dal questore un permesso di soggiorno per motivi umanitari, con scadenza 28 dicembre 2007, anche al fine di consentirgli la regolarizzazione della sua situazione e la presentazione di una nuova istanza di concessione della cittadinanza italiana.

Va anche precisato che, al momento, il cittadino straniero soggiorna regolarmente sul territorio italiano, in quanto è titolare di un permesso elettronico per «motivi familiari» (essendo «genitore straniero di un minore residente in Italia»), valido fino al 25 maggio 2012. Il titolo di soggiorno, proprio per la sua specificità, consente il regolare rinnovo, nonché – qualora sussistano le condizioni – la conversione per motivi di lavoro.

Per quanto riguarda lo svolgimento del servizio militare da parte dell’interessato – questione anch’essa sottoposta dagli interroganti – dagli accertamenti disposti per il tramite della prefettura, è risultato che il cittadino straniero è stato inserito nelle liste di leva dei comune di Ragusa in virtù dell’allora vigente articolo 35, punto 6, del decreto del Presidente della Repubblica n. 237 del 1964, in base al quale nelle liste di leva dovevano ritenersi inclusi «i giovani stranieri, anche se tali di origine, naturalizzati o no, residenti nel Comune».

Il predetto ha effettivamente prestato servizio militare dal 9 marzo 1999 al 10 gennaio 2000, data del congedo. Ciò nonostante, egli non ha potuto acquisire la cittadinanza italiana non avendo ascendenti italiani (articolo 4, comma 1, della legge n. 91 del 1992).

Nell’ottobre del 2001, il signor Jelloul ha quindi presentato alla prefettura l’istanza per il conseguimento della cittadinanza italiana, ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 91. La domanda è stata respinta con decreto ministeriale dell’8 gennaio 2003, poiché l’interessato era privo del requisito della residenza legale da almeno 10 anni.

Al momento, non risulta pendente alcuna istanza di concessione della cittadinanza da parte del signor Jelloul, il quale potrà comunque ripresentarla considerato che è ora in possesso del requisito della residenza decennale, fatti salvi ovviamente la sussistenza degli altri requisiti di legge.

La questione proposta dagli interroganti si incentra sostanzialmente sull’esigenza di abbreviare quanto più possibile i tempi occorrenti per la definizione del procedimento di concessione della cittadinanza. Al riguardo occorre precisare che la legislazione vigente prevede un termine ampio (730 giorni) per la definizione del procedimento di naturalizzazione, proprio per la necessità di acquisire le informazioni sulla stabilità della condizione del richiedente e sulla regolarità dell’assolvimento degli obblighi fiscali e, in definitiva, sulla coincidenza tra l’interesse pubblico e l’interesse del richiedente all’ottenimento della cittadinanza.

I tempi di definizione delle pratiche sono imputabili, oltre che all’adempimento istruttorio, anche all’incremento esponenziale del totale delle istanze presentate nell’ultimo quinquennio: infatti, dalle 30.573 nuove istanze del 2006, si è passati alle 70.358 del 2010, con un aumento del 130 per cento circa. Al riguardo, già sono state individuate e attuate misure di semplificazione e di informatizzazione delle procedure che hanno ridotto i tempi di attesa.

In proposito, è opportuno occorre sottolineare come la questione proposta dagli interroganti sia oggetto della massima attenzione da parte del Ministro dell’interno, come risulta da quanto dichiarato dal Ministro stesso il 1° febbraio scorso innanzi alla I Commissione della Camera. A tal fine è stato anche costituito presso il Ministero dell’interno un gruppo di lavoro che ha tra i propri obiettivi l’individuazione di misure organizzative per realizzare gradualmente una significativa contrazione dei tempi.

Finanziamenti ai Partiti: la trasparenza non basta

La proposta presentata da  Alfano, Bersani e Casini sulla questione riguardate i finanziamenti elettorali  ai partiti ha il merito di porre l’urgenza della trasparenza dei bilanci, ma è assolutamente insufficiente.

La trasparenza nell’utilizzo di risorse pubbliche, in un Paese normale, è, infatti,  il prerequisito fondamentale e non ha certo bisogno di  essere scritto in norma. Ma oggi, nel nostro Paese, visti gli avvenimenti di cui sono pieni i giornali ogni giorno, diventa essenziale.

Se si vuole ricostruire quell’indispensabile rapporto di fiducia e di coesione tra politica, partiti e cittadini di cui il Paese ha bisogno come dell’aria che respira, non ci si può accontentare della trasparenza.

Il tema fondamentale della quantità delle risorse erogate non può essere sorvolato, perché è proprio con esse che i cittadini, le imprese, le Amministrazioni e anche chi  fa politica sui territori, devono fare i conti quotidianamente. Conti che, purtroppo, non sempre tornano.

Non tenerne  conto è  un errore intollerabile, indifendibile.

Serve innanzitutto chiarezza. Quando viene chiesto a cosa sono serviti e a cosa servono le risorse erogate dallo Stato, è necessario rispondere in modo nitido.  Le cifre che vengono fornite dalla stampa aumentano l’incertezza e lo sgomento, perché si continua ad evidenziare uno scarto troppo ampio tra ciò che è stato rendicontato e ciò che è stato incassato. Se le risorse devono essere finalizzate al rimborso delle spese elettorali, a ciò devono essere destinate e a nient’altro.

Per il finanziamento complessivo dei partiti vanno reimpostate le modalità, rivedendone anche la natura giuridica, che non è mai stata ripensata negli ultimi sessant’anni.

La riforma dei partiti, però, non può essere l’alibi per non fare. Si possono da subito ridurre i fondi da 4 a 1 euro per ciascun elettore, scegliendo poi forme di contribuzione volontaria, come la destinazione del  5 per mille o il riconoscimento del credito d’imposta per i versamenti individuali al partito di riferimento (non alla genericità dei partiti), tenendo conto  della territorialità dei sottoscrittori. Il principio federalista vale anche per questo: avvicinare le risorse conferite dal singolo cittadino al loro utilizzo è una delle strade che il Partito Democratico ha indicato per la riforma dello Stato in senso federale. Nella coerenza, va pratica per primi, attraverso una riorganizzazione interna del Partito che dia più spazio ai circoli locali e meno al centro.

Tutto ciò terrebbe insieme scelte volontarie e finanziamenti pubblici, ma anche iscritti o simpatizzanti alla politica e ai partiti, nei quali ancor’oggi,, tanti si impegnano nei territori.